Cari Amici e Devoti della Beata Eustochio,
la liturgia di oggi, 10 maggio 2026 nella Domenica della VI Settimana di Pasqua, riporta nella Seconda Lettura la Prima Lettera di Pietro (3,15-18) un importante messaggio che, alla luce di quanto abbiamo vissuto nella mattinata di ieri nel contesto dell’avvio della Prima Sessione della Fase Diocesana della Causa di canonizzazione della B. Eustochio, è alquanto significativo. Afferma Pietro:
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.
Che cosa ci può dire questa lettera dell’apostolo, a noi che viviamo duemila anni dopo quei fatti? Il cristiano è chiamato alla santità, ma una santità piena, vissuta nell’orizzonte di Cristo che ci ha chiamati alla Sua sequela, in spirito di verità e discepolato. Nello stesso tempo, questo atteggiamento interiore ci chiede di avere una particolare speranza, che si fa fedeltà verso Cristo che è l’Amore, a cui siamo sempre chiamati a rispondere in spirito di fraterna adesione alla Sua volontà. Questo è il messaggio di Cristo, questo è il linguaggio dell’amore.
Ma se è vero, come afferma Pietro, che è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, dobbiamo accogliere l’invito di Isaia 7,15:
Egli mangerà panna e miele finché sappia rigettare il male e scegliere il bene.
Chi conosce la vicenda umana e spirituale della Beata Eustochio, rimane sempre impressionato dalla verità storica di queste parole del Profeta. La beata ha saputo, nonostante tutte le sofferenze e le insidie del Maligno tentatore, che si è servito di strumenti umani molto efficaci per colpire la sua persona e il suo corpo, restare “umana”, restare “fedele” a Dio in un modo davvero unico nel suo genere. Ed è questa umanità fedele che caratterizza la sua intera breve esistenza; la beata ha fatto una scelta di vita molto forte, non lasciandosi trascinare da sentimenti umani comprensibili quali prevaricazioni, difesa, vendetta, ma mostrando la pace nelle sue azioni. Ha preferito subire ogni sorta di umiliazione, di cattiveria, di maldicenza e perfino di tentativi di essere uccisa, mostrando la via dell’Amore. Il Male cerca la divisione, l’odio, il bene chiede lo sforzo di essere operatori di pace e di misericordia, come ci ricorda spesso papa Leone XIV. Superare le divisioni provocate dal Male, anche attraverso strumenti umani, significa essere cristiani incamminati sulla via di Cristo, come si ha testimoniato la Beata Eustochio. Dice Luca (13,24):
Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
La porta stretta è Cristo, la via è l’Amore. La scelta di operare il bene e di rigettare il male è stata così, per la Beata Eustochio, una via per arrivare a Cristo. Quanto abbiamo vissuto nella Prima Sessione della Fase diocesana di canonizzazione della Beata, pur nella solennità delle sue formalità giuridiche, è stata proprio questa esplosione di gioia da parte dei presenti di vedere realizzato l’antico desiderio di riaprire la sua istruttoria.
Ci saranno certamente dei momenti per riflettere ancora su quanto abbiamo vissuto, ma nel frattempo accompagniamo con la preghiera coloro che sono chiamati, da ieri, a collaborare con questo importante lavoro collettivo.
Di seguito è possibile rivedere l’intera Prima Sessione.
Padova, 10 maggio 2026
La Postulazione della Causa di Canonizzazione della B. Eustochio (Lucrezia) Bellini

