"Medaglioni" di conoscenza della Beata

03 – I libretti devozionali del XIX secolo

(a cura della Postulazione – C. Gabrieli)

«Che il pio popolo Padovano abbia professato costantemente tenera special divozione alla sua santa concittadina la Vergine B. Eustochio, […] è tale un fatto da non potersi recare in dubbio». Con queste parole si apriva l’Esercizio Divoto solito praticarsi nella Novena in preparazione della Festa della Beata Eustochio Vergine Padovana nella chiesa di San Pietro Apostolo, di data incerta, ma certamente risalente al XIX secolo. Un documento inedito, che va preso in considerazione quando si cerca di capire come – nel trascorso temporale che va dalla sua morte ad oggi – la Beata abbia suscitato devozione verso di lei, tanto da chiedere la sua intercessione presso Dio. Tale era l’interesse verso la vergine monaca padovana, da suscitare la redazione di alcuni libretti devozionali, che sono serviti a guidare ed orientare la preghiera personale con testi creati, per venire in aiuto ai tanti fedeli di Eustochio.

Possediamo, negli archivi, alcuni di questi libretti. Essi ci testimoniano come in passato (e anche oggi ne sentiamo la necessità) la Chiesa di Padova si era impegnata con grande interesse sul guidare il culto alla Beata, a volte cercando di sintetizzare quanto si conosceva e narrava su di lei, dai tanti che ne chiedevano l’intercessione.

Sarebbe molto difficile raggruppare qui tali compendi, ma sono utili alcuni accenni, ad es. in riferimento alla richiesta sempre maggiore di poter “vedere” il corpo della monaca, prima a S. Prosdocimo e poi a S. Pietro Apostolo.

Ricorda ancora l’anonimo Esercizio Divoto: «mal soffrendo il padovano, popolo di non aversi sempre sott’occhio la sua onorata concittadina, fu forza di appagarne le giuste brame coll’innalzarle novello altare […], su cui dato gli fosse di fissare liberamente lo sguardo sul sacro corpo in bella arca». Parla di “corone continue di devoti fedeli” accorrere al suo sepolcro, che si sentivano alimentati dalla testimonianza della Beata Eustochio e hanno cercato, nel contempo, di seguirne le virtù cristiane.

Piace citare, nell’Esercizio, la preghiera che si rivolge a Dio il terzo giorno della Novena, sul tema della carità: «Vi adoro, o mio amato Signore, e instantemente vi prego per la intercessione della vostra amantissima Eustochio, a riaccendere in me il fuoco della divina Carità, che ad imitazione di Lei modello singolare di amore». E ancora il quinto giorno, dove si cerca di riflettere sul tema dell’umiltà: «Vi adoro, o mio amato Signore, e ammirando i vostri alti disegni in permettere, che la Vostra innocentissima Eustochio divenisse per istrana maniera l’universale ludibrio, e giungesse così al più alto grado della cristiana umiltà, vi prego a farmi grazia di amar io pure questa bella virtù, mortificando a tutto potere il mio amor proprio, sopportando in pace a di Lei imitazione ogni genere di umiliazioni».

Interessante un altro libretto di Novena scritto da un sacerdote padovano divoto di questa santa dedicata al merito incomparabile della stessa santa del 1792, stampata anch’essa a Padova. Si Tratta di una «breve Novena da recitarsi in onore d’una Santa di questa stessa nostra Città; modello insieme, ed esemplare delle più eroiche, e più sublimi virtù, voglio dire della Beata Eustochio». Scritta, disse, «per promuovere la maggior Gloria del Signore, ed una devozione sempre più tenera ed impegnata verso della Beata Eustochio». La struttura di questa novena, diversamente dalle altre, è quella – per ogni singolo giorno – di riflettere anzitutto da un punto di vista teologico e spirituale su di una virtù, per poi trattare come la beata ha vissuto tale atteggiamento nella sua vita.

A questo seguiva un lungo “colloquio”, che serviva appunto come ad un rapporto tra il fedele e la beata stessa, una sorta di dialogo semplice, tenero, personale con lei, che sfocia in un sentimento di imitazione. Significativo il colloquio dell’ottavo giorno: «con la più profonda umiltà io mi presento a Voi. Deh, un’occhiata di compassione sopra di me gettate, e vedete quanto io sia differente da Voi». E la conclusione: «Tanto propongo, e tanto eseguirò puntualmente, purché Voi o mia Eustochio, non cessiate d’assistermi con la poderosa Vostra intercessione».

Anche un altro libretto della novena, scritto da un anonimo nel 1807, parte da una frase del Libro dei Proverbi, al cap. 31,10: Mulierem fortem quis inveniet? Procul et de ultimis finibus pretium eius (Una donna forte chi la troverà? Il suo valore è di gran lunga superiore alle perle). La Novena, scritta l’anno successivo al trasferimento del corpo della Beata Eustochio da S. Prosdocimo a S. Pietro a Padova, ammette che essa «non vi deve riuscir cosa nuova», perché già altri libretti simili erano riusciti. Questo nuovo tentativo veniva impostato sopra la lungimirante biografia scritta dal gesuita Giulio Cordara (prima edizione 1765): «Vivete felice; e nell’usar di questo libretto qualunque siasi, non vi dimenticate presso Dio, e la B. Eustochio, di chi per vostro spirituale profitto ebbe la cura di pubblicarlo». Il libretto segue le strutture di novene dell’epoca, dove in ogni giorno si riflette su di una virtù della beata (es. la fede, il primo giorno), in più riprese alternate da un momento di preghiera (di solito tre volte), un “colloquio” (ovvero una breve meditazione su quanto si è letto), e una “giaculatoria” con il Credo.