Per comprendere la vicenda della Beata Eustochio Bellini nella singolare prospettiva delle sue tribolazioni spirituali e corporali, che ne hanno fatto, a distanza di secoli dalla sua nascita al cielo, una speciale mediatrice di grazie per molti sofferenti, è necessario descrivere le immutate strategie del suo acerrimo nemico, il diavolo, che solo prima della sua morte, avvenuta all’età di 25 anni, si arrese per sempre, sconfitto dalla fortezza d’animo di questa giovane monaca, divenuta una vera e propria roccaforte della fede contro i suoi assalti.
Come insegna un cavaliere della fede quale Sant’Ignazio di Loyola, conoscitore delle sottili strategie dell’antico avversario, il demonio agisce spesso mascherandosi da angelo di luce. Soprattutto all’inizio, egli non si presenta come il maligno, né suggerisce il male come male, poiché l’animo umano lo rifiuterebbe. Al contrario, egli veste il male con le sembianze di un bene, di una giustificazione o di una necessità, sfruttando proprio la ricerca di felicità che in ogni uomo è qualcosa di strutturale. Egli cerca, inoltre, di convincerci che la legge morale sia un limite alla nostra libertà, anziché la sua guida. È questa la sua strategia più pericolosa: quella che noi esorcisti chiamiamo “azione ordinaria”, cioè la tentazione. La nostra difesa risiede nella prudenza e nella fermezza, restando ancorati alla Verità che è Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Il demonio cerca di vincerci principalmente attraverso la suggestione. Siccome non può leggere direttamente il nostro pensiero interiore (cosa in sé possibile solo a Dio), egli osserva i nostri movimenti corporei, studia le nostre inclinazioni, esamina le nostre debolezze, in modo da avere un quadro d’insieme della nostra personalità. Dopodiché, nei limiti concessigli da Dio, egli agisce sulla nostra immaginazione, suggerendo fantasie che, se accolte, possono offuscare il giudizio della ragione e inclinare la volontà a fare scelte sbagliate. In questo noi stessi possiamo dargli una mano, se, anziché vigiliare sui nostri sensi esterni, lasciamo loro la briglia sciolta, guardando tutto (anche cose cattive), ascoltando tutto (anche cose cattive) e omettendo di chiedere a Dio nella preghiera la grazia di saper individuare respingere tutto ciò che non proviene da Lui.
Teniamo presente che il demonio non “crea” il peccato dentro di noi e che del peccato, se commesso, noi soli siamo i responsabili. Il demonio, semplicemente, sfrutta la nostra natura ferita dal peccato originale.
L’altra strategia del maligno è di natura “straordinaria”. Per azione diabolica “straordinaria” si intende, stante la permissione divina, un particolare esercizio del potere diabolico sull’uomo e sulle cose. È detto “straordinario” non tanto per la “spettacolarità” o l’anormalità che in alcuni casi si rileva, quanto per il fatto che solo un numero limitato di uomini ne è vittima.
Secondo la classificazione adottata dall’Associazione Internazionale Esorcisti, l’azione diabolica straordinaria si distingue in possessione, ossessione e vessazione se l’azione demoniaca si esercita direttamente sulla persona umana; infestazione, se ha per oggetto cose date in uso all’uomo (luoghi, case, cose).
Il fine perseguito dal demonio con le sue violenze è quello di impaurire e di perturbare l’anima per trascinarla alla disperazione o al peccato e portarla con sé all’eterna perdizione nell’Inferno.
Il tormento peggiore che può infliggere il maligno alla sua vittima è perciò la possessione. Essa non è uno sdoppiamento della personalità, come avviene nel caso di una malattia psichica. Si tratta invece di una sorta di “sostituzione temporanea” della persona, durante la quale subentra il dominio dispotico, brutale e violento, di uno spirito demoniaco (o anche di più di uno), che agisce dall’interno del corpo, facendolo parlare e agire come vuole, senza che la vittima possa resistere: tale fenomeno si può definire “momento della crisi”. La possessione è stabile, anche se si alterna a periodi più o meno lunghi di calma. Nel momento della crisi, il demonio si può manifestare con una enorme avversione al sacro, che si esprime anche attraverso bestemmie, maledizioni, parole empie, blasfeme e/o oscene, contorsioni, scoppi di rabbia irrefrenabile verso la persona stessa posseduta e verso gli altri, una grande forza fisica, conoscenza di lingue ignote e di cose che la persona non può sapere. Durante la crisi, la persona non è in grado di opporre resistenza: fa e subisce quello che il demonio vuole. Può essere, però, cosciente di ciò che avviene (per tutto il tempo della crisi), oppure si possono alternare momenti in cui è cosciente ad altri in cui non è cosciente. In questo alternarsi, alcuni riescono anche a reagire al demonio con la preghiera, altri no; o, infine, nei casi più gravi, la persona durante la crisi può entrare come in una specie di coma e perdere completamente la coscienza di ciò che accade. Si può verificare che, dopo qualche minuto, qualche ora o qualche giorno, le tornino alla mente, come dei flash, alcuni momenti della crisi, oppure che ne venga a conoscenza soltanto attraverso il racconto di chi vi ha assistito.
Questa diversità negli stati di coscienza dipende dal fatto che ci sono possessioni demoniache più forti e altre più deboli.
La persona posseduta quasi sempre subisce anche vessazioni fisiche, che però provengono dall’azione del demonio all’interno del corpo. Ad esse può associarsi l’ossessione mentale, ma non necessariamente chi ha vessazioni od ossessioni demoniache è anche posseduto.
Possiamo affermare che la Beata Eustochio sperimentò le varie declinazioni dell’azione straordinaria del demonio. Ma, con la mente e il cuore totalmente abbandonati a Dio, nella piena adesione alla Sua volontà e nella fede incrollabile nel Suo amore salvifico, seppe perseverare sino al termine della sua vita terrena, rimanendo salda nella comunione con Dio e partecipando, mediante la fede e l’obbedienza, alla vittoria di Cristo sul potere delle tenebre. Così, nella sua incrollabile fedeltà, fu segno vivente della sconfitta del serpente antico e diede concreta testimonianza della verità delle parole dell’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (8,35.37): «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? […] in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati».

